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L’Italia vieta la pubblicità per i giochi d’azzardo

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Le pubblicità dei siti di gioco online, delle lotterie, dei gratta e vinci e di tutti i giochi che possono essere classificati come giochi d’azzardo sono ormai fuori legge in Italia. Come per ogni novità, c’è chi l’accoglie a braccia aperte e chi invece fatica ad accettarne l’introduzione. Visto il dibattito che si è scatenato e che ancora si continua attorno alla questione, ho deciso di fare un’analisi cercando di capire quali sono gli obiettivi di questa decisione e quali potrebbero essere le conseguenze nel breve e nel lungo periodo. Infine, vedremo come la norma viene applicata nella pratica.

Le motivazioni alla base

Il concetto che sta alla base della decisione di vietare la pubblicità per i giochi d’azzardo è molto semplice: meno pubblicità dovrebbe portare a ridurre il numero dei nuovi giocatori. È la legge inversa del marketing, molto immediata da comprendere. In effetti, l’assenza di pubblicità dovrebbe rivelarsi un ostacolo alla diffusione del gioco e delle patologie che ad esso sono legate. Per precisione, con pubblicità s’intende ogni genere di forma, da quella cartacea a quella digitale passando per quella televisiva. Se la sua assenza non dovrebbe spingere i giocatori abituali a giocare, per lo meno dovrebbe impedire che nuovi utenti finiscano per diventare giocatori abituali.


Quali saranno presumibilmente le conseguenze?

Oltre all’aspetto, importantissimo, già analizzato nel precedente paragrafo, bisogna considerare anche un’altra questione, per dovere di cronaca, ovvero le conseguenza economiche. Il giro di affari legato al mondo dei giochi d’azzardo in Italia è altissimo e da questo lo Stato ha incassato delle notevoli cifre, almeno fino al momento dell’entrata in vigore della nuova legge. Con la presunta riduzione del numero di giocatori e dei soldi che si spenderanno quindi nel settore, diminuiranno di conseguenza in maniera notevole anche le entrate per lo Stato.

Il quotidiano Repubblica stima che solo nel 2019 ci sarà un ammanco pari a 147 miliardi, che dovrebbe arrivare a 198 a partire dal 2020. Aumenteranno però i prelievi sulle slot machine: si è partiti con un aumento dello 0,25 % dallo scorso settembre, per arrivare all’aggiunta di un ulteriore 0,25% dal prossimo maggio.

Anche le sponsorizzazioni finiranno

La misura non si limita a vietare le pubblicità vere e proprie: vengono infatti vietate anche le sponsorizzazioni di siti di gioco online e altre realtà del mondo del gioco d’azzardo. Questo significa che non ci saranno più i loghi di questo tipo di attività sulle magliette dei calciatori o sui banner di eventi sportivi e non. Questo, più che per lo Stato, potrebbe avere conseguenze per le squadre sportive, che dovranno cercarsi nuovi sponsor.

Ma la pubblicità in realtà c’è ancora!

Vi sarete accorti anche voi, però, che la pubblicità c’è ancora, eccome se c’è! Come si dice, fatta la legge, trovato l’inganno! La legge, infatti, si applica solo ai nuovi contratti: questo significa che tutti i contratti che sono stati stipulati prima del 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore del Decreto Dignità che contiene anche questa clausola) non possono essere annullati e restano anzi in vigore.

Questa pare francamente un’assurdità che impedirà in sostanza una reale realizzazione degli obiettivi che il governo si era prefissato con l’introduzione di questa nuova norma. Poichè i soggetti in questione si sono premuniti di firmare accordi importanti prima dell’entrata in vigore della legge, bisognerà in realtà aspettare molto più tempo per vedere i suoi effetti, sempre che resti in vigore un tempo sufficiente per poterne osservare.

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